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Il costo chiavi in mano di un impianto fotovoltaico fisso oscilla tra i 3.000 e i 4.500 €/kWp: esiste infatti un’economia di scala per cui il prezzo unitario a kWp risulta maggiore per gli impianti più piccoli e diminuisce al crescere della taglia dell’impianto.
Occorre precisare, però, che questo non significa che un impianto più piccolo sia meno conveniente di uno più grosso, anzi è vero il contrario, perchè gli incentivi previsti dal conto energia premiano gli impianti più piccoli riconoscendo per loro tariffe più alte e perchè gli impianti più piccoli hanno rendimenti maggiori rispetto a quelli di grossa potenza.
Tale costo può essere così suddiviso:
- Moduli 60%
- Inverter 10%
- Materiale elettrico 5%
- Strutture di supporto 5%
- Progettazione 5%
- Installazione 15%
Questa suddivisione è puramente indicativa: infatti, mentre risulta sempre valida per quanto riguarda il costo di moduli e inverter, le altre percentuali possono variare in funzione del tipo di progetto.
Ad esempio per la progettazione di una centrale da 1MWp si può arrivare ad un massimo dello 0,5 % e non è assolutamente plausibile richiedere il 5%. Analogo discorso vale per le strutture di supporto: il costo delle strutture di un impianto architettonicamente integrato è diverso da quello realizzato su tetto piano.
Infine nei costi di investimento iniziali, qualora si decida di realizzare un impianto a terra occorre considerare anche i costi del sistema di sorveglianza, da realizzarsi prima dell’installazione dei moduli, a meno che non si vogliano veder sparire i moduli appena scaricati dai camion!
Per quanto riguarda i costi di gestione, occorre considerare:
- I costi di manutenzione, che come già visto sono estremamente bassi (si tratta di un periodico controllo delle connessioni elettriche e di una pulizia dei moduli)
- I costi dell’assicurazione
- I costi del finanziamento bancario, se presente
Passando ai ricavi, occorre esaminare separatamente 3 situazioni diverse:
- l’impianto è una centrale elettrica per la produzione e la vendita di energia sul mercato,
- l’impianto è realizzato per l’autoconsumo da parte del proprietario che sceglie di optare per lo scambio sul posto
- l’impianto è realizzato per l’autoconsumo ma il proprietario non può usufruire dello scambio sul posto perchè l’impianto ha una potenza superiore ai 200 kW.
in tutti e tre i casi la prima fonte di ricavo sono gli incentivi erogati dal GSE, che risultano proporzionali alla quantità di energia prodotta.
Nel primo caso agli incentivi devono essere aggiunti i ricavi derivanti dalla vendita dell’energia prodotta. Tale vendita può avvenire in modalità “indiretta” mediante la stipula di una convenzione di ritiro dedicato con il GSE, ai sensi della delibera AEEG n. 280/07 oppure in modalità “diretta” attraverso la vendita in borsa o ad un grossista (contratto bilaterale), previa iscrizione al mercato dell’energia elettrica gestito dal GME (Gestore del Mercato Elettrico) e pagamento dei corrispettivi previsti. Nel caso di vendita indiretta per l’energia elettrica immessa in rete, il GSE riconosce al produttore, per ciascuna ora, il prezzo di mercato riferito alla zona in cui è collocato l’impianto e sono stati definiti prezzi minimi garantiti: qualora il prezzo di mercato risulti inferiore a tali prezzi viene riconosciuto al produttore il relativo conguaglio.
Per gli impianti di produzione con potenza fino a 1 MW,ai primi due milioni di kWh annui prodotti sono garantiti i seguenti prezzi minimi (per l'anno 2010):
- da 0 a 500.000 kWh annui 0,1018 €/kWh
- da 501.000 a 1.000.000 kWh annui 0,0858 €/kWh
- da 1.000.001 a 2.000.000 kWh annui 0,075 €/kWh
La vendita diretta vista la sua complessità e onerosità non è consigliabile se non per impianti di potenze molto elevate dell’ordine di qualche MW.
Nel caso di autoconsumo con scambio sul posto oltre agli incentivi un’ulteriore fonte di ricavo implicita è costituita dal risparmio in bolletta. Lo scambio sul posto, regolato dal TISP (Testo integrato delle modalità tecnico economiche per lo Scambio sul posto), così come stabilito dall' AEEG, con Deliberazione ARG/elt 74/2008, valido fino al limite di 200kWp, prevede il riconoscimento di un contributo, a favore dell'utente dello scambio che si configura come ristoro di una parte degli oneri sostenuti per il prelievo di energia elettrica dalla rete, quando l'energia è prodotta è minore dell'energia prelevata. Nel caso in cui il controvalore dell'energia messa in rete risultasse superiore all'onere energia sostenuto dall'utente dello scambio, il saldo relativo viene registrato a credito dell'utente medesimo che potrà utilizzarlo per compensare l'onere energia degli anni successivi. Il GSE procede all'erogazione dei contributi in conto scambio su base trimestrale (in acconto) e su base annuale (in conguaglio). Il servizio di scambio sul posto è a titolo oneroso poiché sono dovuti al GSE i seguenti costi amministrativi:
- 15 euro/anno per potenza inferiore o uguale a 3 kW;
- 30 euro/anno per potenza superiore a 3 kW e inferiore o uguale a 20kW;
- 45 euro/anno per potenza superiore a 20kW.
Nel caso di autoconsumo senza scambio sul posto invece oltre agli incentivi e al risparmio in bolletta derivante dal mancato acquisto della quantità di energia prodotta dall’impianto e contemporaneamente autoconsumata, vanno considerati anche i ricavi derivanti dalla vendita dell’energia prodotta e non contemporaneamente consumata. All’apparenza vi è dunque una voce di guadagno ulteriore rispetto al caso di scambio sul posto ma analizzando meglio la questione con un esempio ci si accorge che lo scambio sul posto è più conveniente. Si ipotizzi ad esempio che un impianto abbia prodotto 20 kWh in 2 giorni: 10kWh sabato e altrettanti la domenica e che l’utente abbia consumato 15 kWh sabato e 5 kWh domenica.
Caso 1, Autoconsumo:
Se l’utente usufruisce del servizio di scambio sul posto anziché pagare una bolletta di 0,18€ x 20 kWh= 3,6 € paga semplicemente la compensazione economica tra il valore di mercato associabile all'energia elettrica prodotta ed immessa in rete e il valore associabile all'energia elettrica prelevata e consumata in un periodo differente da quello in cui avviene la produzione. Quindi:
- Sabato: cliente produce 10kWh x 0,18 = 1,8 €/kWh e consuma 15kWh x 0,18 = 2,7 €/kWh che corrisponde ad un saldo negativo di -0,9;
- Domenica: cliente produce 10kWh x 0,20 = 2,0 €/kWh e consuma 5kWh x 0,20 = 1,0 €/kWh che corrisponde ad un saldo positivo di +1,0.
Da quanto riportato sopra emerge che il cliente oltre a risparmiare € 3,6 , beneficerà di un credito di € 0,1 dal quale, ovviamente, verranno detratti in bolletta gli oneri di servizio da riconoscere al relativo gestore di rete (ENEL, etc.).
Caso 2, Vendita dell'energia:
Se l’utente non usufruisce del servizio di scambio sul posto:
- Sabato ha consumato 5 kwh in più rispetto a quelli che ha prodotto e dunque acquista energia dal gestore spendendo 0,18€ x 5 kWh= 0,9€;
- Domenica ha consumato 5kWh in meno rispetto a quelli che ha prodotto e dunque vende energia al gestore guadagnando 0,0964€/kWh x 5 kWh= 0,48€;
in definitiva mentre con lo scambio sul posto non avrebbe pagato nulla, senza paga 0,42€, questo perchè il prezzo di vendita al gestore (0,0964€/kWh) è circa la metà del prezzo di acquisto (0, 18€/kWh)!
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